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 Biography and poetics

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Inaugurazione 57a Biennale di Venezia, 2017

Riflessioni sul mio modo di fare arte

Mirella Barberio (Crotone, 1951). Dal 1970 abito e lavoro a Genova. Qui mi sono laureata in lettere moderne. Nel contempo, ho seguito i corsi liberi, in qualità di uditrice, tenutisi presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti, seguendo i quali ho sperimentato le teorie e le modalità operative patrimonio dell’arte moderna, modernista e postmoderna. Inoltre osservo con molto interesse e attenzione le foto dei fotografi che hanno fatto la storia di questa arte.

Io sono uscita compiutamente dalla mimèsi perché, analizzando il periodo storico datato dal 1800 ai nostri giorni, ho potuto comprendere due fatti che si intrecceranno, da allora in poi, indissolubilmente.

Da una parte,  vi sono le nuove acquisizioni culturali e i prodotti elargiti dalla scienza-tecnologia-tecnica, i quali hanno velocemente condotto al superamento dei precedenti schemi conoscitivi divenuti obsoleti.

 Dall’altra parte, vi sono gli artisti, che avevano iniziato a comprendere sempre più che, oltre alla realtà fenomenica visibile, vi è anche una realtà fenomenica invisibile (ad esempio alcuni accadimenti che hanno punteggiato l’800 e che hanno interessato e influenzato particolarmente gli artisti, sono: la scoperta dell’infrarosso e dell’ultravioletto (1800), i campi magnetici (1820), le prime sgranate fotografie (1835 c.), la composizione e i ‘valori’ cromatici del cerchio elaborato da Chevreul (1839), la cinematografia (1888), i raggi X (1897), la istituzionalizzazione della psicoanalisi (1899), i raggi gamma (1903), la sistematizzazione del fotone, o quanto di luce (1905) e si potrebbe continuare a lungo). Tutta questa ricerca, mentre ampliava i confini del mondo immanente, altresì aumentava la speculazione sul mondo trascendente extra fenomenico. Molti artisti, consci di questo nuovo e continuamente rinnovabile contesto, hanno cercato di costruire le comunicazioni visive, musicali, liriche, ecc., basandosi su criteri di giudizio, su ricerche linguistiche completamente nuove, su codici, i quali nulla più avevano a che fare con quelli accademici oramai superati o quanto meno accantonati.  Tra gli artisti vi sono quelli che mi hanno particolarmente interessato: Courbet, van Gog, Munch, Kandisky, March, Kirchner, Schiele, Kubin, Picasso, Klee, van Doesbourg, Itten, Mondrian, Duchamp, Rotcho, Pollok, Bacon, Kline, solo per fare alcuni nomi.

Sulla base di queste acquisizioni, che inducono profonde riflessioni, conscia che l’artista deve avere sempre lo sguardo rivolto al contesto culturale in cui vive ed opera ─ oltre a mantenere vivo l’interesse per i miti, la poesia, la tragedia greca, la letteratura italiana che rivisito ogni qual volta ne ho la possibilità (dal Cantico delle Creature…) ─ ho attuato, nel corso degli anni, una acculturazione permanente in ambito artistico sia visitando i musei più importanti di Europa e moltissime mostre visibili in Italia e all’estero, sia consultando gli scritti dei semiologi quali, ad esempio, U. Eco per comprendere come avviene la formazione e la comunicazione del testo artistico.

Contestualmente, avendo inteso l’importanza della transdisciplinarità, ho ripercorso il pensiero di studiosi di varie discipline e di alcuni noti poeti ottocento-novecenteschi.

Tra i poeti: C. Baudelaire che avvertì la crisi irreversibile della società del suo tempo, A. Rimbaud, l’adolescente poeta, che si soffermò anche sul tema del “naufragio”, S. Mallarmé, che rivoluzionò il linguaggio poetico modernista; G. Ungaretti, E. Montale, C. Pavese, E. Sanguineti, le poesie dei quali sono divenute norma per le sperimentazioni linguistiche-poetiche postmoderniste.

Fra i sociologi Z. Bauman e M. Augé, attenti osservatori della società contemporanea.

Tra gli scienziati: A. Einstein, W. K. Heisenberg, E. Witten,  i quali hanno meglio fatto comprendere alcuni aspetti dell’Universo mediante i portati della teoria della relatività, della teoria dei quanti, della teoria delle stringhe e della teoria dei multiuniversi.

Tra i filosofi e gli psicologi: H. Bergson J. Piaget, K. Lewin.

Tra i musicisti: dai musicisti del ‘600, su su sino a C. A. Debussy, a K. Stockhausen, a J. Cage, a T. Takemitzu, solo per citarne alcuni.   

Essendo io, esponente dell’arte contemporanea, ho dimostrato inoltre che, mediante il mio operare, la comunicazione visiva, pur cambiando a seconda del tempo e del contesto culturale che la genera, vuole proporre, oltre ai temi temporalmente contingenti, un messaggio universale, il quale è sempre quello intimamente avvertito da tutti gli  artisti, dalle origini dell’Umanità ai nostri giorni, vale a dire quello che sollecita il pensiero scaturente dal porsi innanzi al Kòsmos.

I significati

Da tutte le mie  ricerche, a parte gli studi accademici, tra il 1980 e il 2017, sono fluiti vari temi, trasposti poi come significati nelle mie opere: le ‘atmosfere simboliste’ • la riflessione sui ‘i tratti morfici visivi spontanei’ che possono improntare la materia • la valutazione delle sollecitazioni multisensoriali • l’intreccio tra materia organica e suono: musica e poesia • i moti psico-fisiologici prodotti dalla materia luce • gli incanti del macrocosmo e del microcosmo • il Tempo e il Cosmo • la società tecnologizzata • la ‘liquefazione’ delle società e delle loro culture • il confronto tra i temi proposti da Baudelaire, Rimbaud, Mallarmè e l’attuale situazione sociale nel mondo occidentalizzato • il lungo, travagliato, viaggio per oltrepassare il limite tra immanenza e trascendenza.

I significanti.

Per quanto attiene la produzione dei significanti, da correlare propriamente con i significati, attentamente ricercati, io ho percorso una lunga strada che mi ha condotto al superamento delle forme mimètiche per adottare forme viepiù astratte, perché più idonee, e ciò è assolutamente fondamentale per me, a rendere visibili e fluidamente comunicabili le mie emozioni. Però, riservandomi di proporre ancora opere mimètiche, qualora il tema da me trattato lo richiedesse.

Nei fatti, alla fine degli anni ’70, io, adottando i codici delle “belle arti”, appresi durante gli studi accademici, ho realizzato ritratti, nature morte e paesaggi realistici, favorita pure dalla mia inclinazione per il disegno. 

 Invece, percorrendo gli anni '80 e gli inizi degli anni '90, ho elabora opere che evidenziano l’attuarsi progressivo dello scopo di porsi oltre la mimèsi.

Seguendo questa via, tra il 1993 e il 1995, mi sono posta il tema inerente le 'atmosfere' simboliste. In questo periodo, ho sperimentato, in un primo tempo, un cromatismo che sollecita assai i sensi, in composizioni regolate, appunto, dal rigore degli accostamenti tonali, per, in un secondo momento, proporre un’estetica, la quale si presenta con vaporose effusioni dissolventi le forme di natura, quasi che le masse fossero mutate nell'energia che le costituisce.

Correndo gli anni 1996-1997, ho affrontato la riflessione sulle ‘morphè’, per meglio dire sulle forme che possono rivestire la materia grezza. A me sembra che — nell’ambito dello studio delle conformazioni organizzate in sistema, quindi anche in quello delle configurazioni estetiche — si possa sostenere siano presenti “tratti morfici visivi spontanei”, intesi come forme concrete del significante correlabili poi a un pregnante significato.

Negli anni compresi tra 1998-2002, mi sono soffermata sulle questioni proposte dalle sollecitazioni multisensoriali. Parlare con donne e uomini, ascoltare bambine e bambini, partecipare alle manifestazioni culturali ricche di significati, ascoltare musica, leggere poesie, tutto ciò promuove, sicuramente, in me fantasie ad occhi aperti, le quali, immediatamente, sollecitano forti emozioni che, propriamente, mi hanno consentito di elaborare opere visive, ritenute molto vitali.

 Dipoi, dal 2003 sino al 2006, mi sono cimenta con il tema inerente l’intreccio tra la materia inorganica — come entità provvista di una propria consistenza fisica, dotata di colore, di peso, di inerzia e capace di adeguarsi a una forma imposta — e la materia suono: musica e poesia, portatrice di altre doti; una trama che genera estetiche sollecitanti moti emozionali intensissimi.

 Nel 2003, alla Biennale Internazionale d'arte contemporanea di Firenze, ho presentato l’opera qui raffigurata:

 Successivamente, nel corso del 2008, ho concentrato la mia attenzione sul tema connesso con i moti fisico-psicologici prodotti dalla materia luce perennemente in movimento, resi questi usando, i pastelli “polverosi”. 

Proseguendo, dal 2009 in poi, dopo aver, come s’è visto sopra, analizzato le materie da me usate, riprendo alcune questioni che già avevo affrontato nel corso degli studi universitari e  cerco conferme, per esempio, visitando il planetario digitale di Torino annesso al Museo interattivo dell’astronomia dello Spazio: tra pianeti e stelle. Io ora mi immergo negli incanti del macrocosmo e del microcosmo. Sono affascinata dall’idea che il Cosmo sia originato da ‘stringhe’, da quanti’ finitamente piccoli, da campi quantistici e dall’idea che, in un Universo così generato, la ‘vita’, costituitasi allo stato necessariamente negentropico, affascinante, eccitante e, allo stesso tempo, misteriosa, sia perennemente in "lotta" per non re-immergersi nel flusso cosmico tendente allo stato entropico, ossia atomizzato.

Tra il 2010-2013, sono ancora alle prese con il tema inerente il Cosmo, micro e macro, in quanto esso è in perenne movimento. Ciò mi richiama alla mente brani di poesie e di letteratura dedicati al ‘Tempo’.     In realtà il Tempo non è stato generato nel momento della creazione del nostro Universo, come invece è accaduto per lo spazio. Esso è sintesi tra lo spazio, che è reale e che si incurva sotto il peso della materia, e il movimento: dal micro movimento a quello macro. Questa convenzione, però, non è esperita razionalmente come tale poiché l’idea di Tempo sollecita nell’uomo fondamentali, fortissime emozioni, ora legate alla speranza, ora annodate a sentimenti contrari. Per l’Umanità, le idee formulate sul ‘tempo della vita’ (lo spazio percorso) e sul ‘tempo della morte’ (la cessazione del cammino umano), hanno tutte implicazioni e suggestioni psicologiche sostanziali: il tempo biblico, il tempo del pessimismo leopardiano, il tempo della gioia dell’amore nerudiano, il tempo Proustiano: “Un’ora non è solo un’ora, è un vaso di colori, di profumi, di suoni, di progetti, di climi.”, il tempo  Bergsoniano, per il quale non esistono singoli istanti, ma un loro fluire non scomponibile, nel vissuto interiore, dove gli stati psichici non si succedono, ma convivono. Il tempo sonoro (il ‘silenzio sonoro’) della composizione di J. Cage: 4′33″ (pronunciato dall'autore Quattro, trentatré).

In sintesi, tra il 2009 e il 2013, ho configura tecnicamente le mie composizioni sia adoperando ancora la materia polverosa, sia mantenendo intatta l’energia degli insiemi cromatici, animati da flussi dinamici sempre in divenire. Io, in questo periodo, ho prodotto lavori che propongono il rapporto emozionale con la grande Potenza Creatrice dell'Universo, la stessa di cui anche l’immaginazione del fruitore ha conservato primigenia memoria.

 Nel 2014, sono, tornata a meditare sulla “società tecnologica” nel suo passaggio dalla Modernità al Modernismo al Postmodernismo e all’attuale “Post-postmodenismo” e mi sono avvalsa di un’estetica sinteticissima mediante l’uso di materia spatolata talora lievemente talvolta con molta energia: traduzione visiva di una attività performativa, di gesti connotanti, per esempio, un inflessibile urlato ‘no!’, come è accaduto nella mia opera ‘Novello Icaro 3000 d.C’; è bene precisare che io, in queste figurazioni, non ho trattato, il tema del bene o del danno che le scienza-tecnologia-tecnica possono produrre, ma piuttosto ho posto a confronto il modello di pensiero mitico-apodittico arcaico, patrimonio dell’antico fantasioso creatore di miti, con il pensiero odierno, ravvisando che proprio quel pensiero mitico — che aveva anche sostanziato l’epistéme greca —, benché filosofi come Nietzsche ne abbiano annunciato la caduta, ancor oggi è radicato tra i ‘novelli creatori di miti’, i quali, inconsapevoli, come lo fu Icaro, possono essere fautori di immani catastrofi. In quest’anno, su invito del critico d’arte Vittorio Sgarbi, ho esposto la su citata opera. a Palermo.

 Nei lavori realizzati nel 2015, ho ripercorso alcuni aspetti vissuti dall’Umanità odierna,  affrontando i temi inerenti sia alla ‘liquefazione’ delle società e delle culture da ciascuna di esse espresse, sia alle periferie delle città odierne, ed anche alle ‘periferie’ presenti nell’intimo dell'essere umano. I limes, che in antico separavano le periferie dal centro della città, ora sono stati estesi in larga misura, alle stregua delle banlieue di oggi, cosicché queste sono divenute incubatrici di malessere, di odio e, alla fine, anche di omicidio e di strage. È di questo momento l’opera ‘Odio senza confini – Atocha, Marzo 2004 l’attentato.

Nel 2016, ho consegnato l’opera  ‘Novello Icaro, 3100 d.C.all'Esposizione Triennale di arti visive Aeterna, tenutasi a Roma nel Complesso del Vittoriano, curata da Gianni Dunil.  

Sempre in quest’anno, ho rivisitato le opere dei poeti francesi: C. Baudelaire, A. Rimbaud, S. Mallarmé. Questa riproposta immedesimazione non solo rinnova in me sentimenti già provati in passato, ma mi consente anche di condurre una profonda riflessione sul fatto che quei poeti narravano di meditazioni e di emozioni suscitate dagli accadimenti da loro vissuti, i quali, appunto, nella sostanza, è questo il tema, sottendono le stesse tragedie che noi stiamo amaramente sperimentando nel nostro tempo.

Nel 2017, ho affronto il tema inerente il viaggio sulla via della trascendenza ed ho esposto l’opera ‘Oltre il limite, 2017’ alla 57a Biennale di Venezia, nel Padiglione del Guatemala, ospitante l’esposizione “La Marge” curata dal critico d’arte Daniele Radini Tedeschi. In questo momento ho usato materiali vari: pietre, conchiglie, corallo, ambra, foglie, semi, farfalle e oro per produrre un’opera che rientra nella tassonomia delle “arti plastiche”. Con questa composizione ho affrontato il tema del viaggio umano che, attraversando il mondo immanente, abbia come meta la invocata trascendenza. Ho osservato che in Natura, maestra severa, ma anche cornucopia per l’Umanità, la materia procede da forme atomiche “elementari”, scegliendo un preciso ordine (sezione aurea, simmetria, ecc.) e, via via, va verso altre conformazioni più complesse, colorate, incantevoli, atte a coinvolgere i sensi dei viventi, quasi infondendo in essi un’“estetica naturale”; dipoi, però, ho considerato il fatto che queste forme, nonostante appaiono così affascinanti da ispirare l’estasi, sollecitano, con forza, l’esigenza di varcare il confine percepito tra l’immanenza, che esse rappresentano, e la trascendenza — nell’opera raffigurata dalle note musicali dorate (sintesi tra musica e luce) — intesa nel suo originario significato di “salire al di là”, oltre i fenomeni, per cercare di comprendere il Senso Ultimo del procedere dell’Umanità.

 In conclusione, soffermandoci un momento a valutare complessivamente il lavoro che ho svolto, si può sostenere che io, dopo il superamento della mimèsi, ho adottato inizialmente soluzioni estetiche che potrebbero rammentare alcuni artisti Post-impressionisti; nei fatti, però ho tralasciato le tonalità lievi e le consistenze volatili della fase precedente ‘simbolista’ per coniugare la gestualità con solide, magmatiche materie, dimostrando di aver avviato, così facendo, il confronto critico anche con l’estetica successiva dell'Espressionismo Astratto statunitense.      Io ho rielaborato i significanti usando tutte le materie (organica, luce, suono), avendo in mente, appunto, temi quali: le sollecitazioni da nature macromorfe, la fusione tra le vibrazioni di musica e pittura, il nesso tra la materia riverberante la luce e i moti emozionali che scaturiscono da tutta questa attività.   Si può anche osservare che non ho nulla a che fare con la pittura definita strettamente “informale”, perché ho adottato i processi che conducono alla massima astrazione, atta a ‘fotografare’ gli istanti emozionali, per coglierli, propriamente, nella loro immediatezza.

Di me hanno scritto critici d’arte e giornalisti: Germano Beringheli, Mauro Bocci, Nalda Mura, Aldo Rizzuto, Ilario Scali, Paola Trevisan, Vittorio Sgarbi, Daniele Radini Tedeschi, Gianni Dunil.

Le mie opere sono collocate presso importanti collezioni private in: Washington. Toronto, Ginevra, Brurxelles, Torino, Cremona, Milano, Roma, Genova, Vicenza, Santa Margherita Ligure, Padova.  

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